Ai me o amabilissimo Gesù
tutto mi irrita
tutto mi spaventa
anche il leggero mi è pesante
quanto son misero
di tutto mi lamento
Io ingrato verso il prossimo
tu moristi per salvarlo
o salvatore delle anime
e guaritori di tutti quanti
pur sapendo
che la malvagità dell’uomo
ti avrebbe inchiodato sulla croce
per farti morire,
sei venuto lo stesso in questo mondo
per amore, solo per amore
Quanta miseria quanta cattiveria
Quanta tirannia
Tutta in silenzio la hai assorbita
E quanti miracoli nonostante
Ha fatto la tua bontà
Ha fatto camminare li storpi
Ha dato la vista ai cechi
L’udito ai sordi
là parola ai muti
guarigione agli ammalati
e solo perché ami
il tuo amore
e grande e profondo più che il mare
O infinita misericordia
Hai persino resuscitato
La bambina del capo della sinagoga
Che con lacrime de pentimento
Ti ha implorato
Alzati alla bambina dicesti
E non dormire più
E lei si e alzata
Anche il tuo amico Lazzaro
Morto da tre giorni hai resuscitato
O Signore perché non hanno creduto ai santi tuoi
Prodigi e alle guarigioni
Date agli ammalati
Mentre camminavi per le vie
Di Gerusalemme, della Galilea, della Giudea
O forse mio Dio, hanno creduto
E per invidia e gelosia
Ti hanno voluto cacciare per sempre
Dalla tua Gerusalemme
E di chi ti amava
E da quei luoghi a te carissimi
Veleno amaro anche per loro
O amato mio
chi sa se non ti avrebbero ucciso forse
saresti rimasto per sempre
in questo mondo
santo sarebbe santo
Dio padre in cielo
Dio figlio in terra
Invece i mani goldi
Ti hanno ucciso inchiodandoti su una croce
O che penoso e violento spettacolo
Su quel calvario
con le loro peccaminose mani
Ti tiravano persino la barba
Quanti schiaffi, quanti flagelli e sputi o Gesù mio
E tu dalla croce seminavi ancora amore
Chiedendo al Padre tuo
Di perdonare i tuoi uccisori
Immagino i tuoi urli, i tuoi gridi di dolore
Quando sei stato inchiodato di mani i piedi
Con quei lunghi e grossi chiodi
Se la tua amata Mamma
Non he morta con te
Non lo ha permesso Dio tuo Padre
Quanti supplizi hai sopportato per salvarci
Di quella che si chiama morte eterna
E quanti ancora ne supporti
Si sono diversi
Le nostre percorse
E sputi son fatti
Di bestemmie di calunnie, bugie e falsità
Son fatti di poca fede di poca carità
Di poco amore verso te e verso il prossimo
Son fatti di violenza di abusi
Su donne su bambini su vecchi vedove orfanelli
E su quanti sono indifesi
Per questo le tue ferite sanguinano ancora
Perdono ti domandiamo
Daccelo anche se sappiamo
Quello che facciamo
Nicola Rizzo

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